Categoria: Parabolé

Fragile è contrario di solido, si direbbe.
Da una parte ciò che resiste, permane nella sua compattezza e totalità.
Dall’altra ciò che si rompe, frammenta, si fa multiplo scomparendo nella precedente essenza.

L’atto del tagliare è davvero funziona primitiva. Le parole tagliano per esempio.

Il linguaggio deve essere nato proprio con l’intento, la necessità, di tagliare – separare, isolare – un oggetto dal tutto.

Nel dire sasso, diciamo insieme ed indirettamente tutto ciò che sasso non è. Lo tagliamo via dal telo dell’insieme, e gli diamo un’esistenza a sé.
C’è quindi un taglio che separa, divide, stacca il pezzo dal resto, il suo originante.

Lasciare. Ecco perché lasciare spesso è doloroso. I nervi, i muscoli, fisici – mentali – emotivi, faticano a distendersi, allentarsi. Il nostro sé fatica a pensarsi non intrecciato a quell’oggetto, consustanziale ad esso, permeato. Lasciare è amputarsi in qualche occasione. Dedico questo parabolé a mia madre, che da una stanza d’ospedale cerca faticosamente da giorni la via per lasciar(si)e andare.

Il riflesso si spiega come fenomeno fisico: una luce che interagisce con la materia, rimbalza, cambia direzione, torna indietro. I nostri occhi rac-colgono questo ritorno e così possiamo ri-vedere l’oggetto, gli oggetti, i soggetti, noi stessi.

Il mondo attorno a noi è oggi un grande prisma rifrangente: specchi, vetrine, monitor, in cui le immagine moltiplicate formano strati di mondi paralleli, speculari, che si fronteggiano e vivono assieme.