Confini e frontiere sono sinonimi.
No, i sinonimi non esistono!
I confini separano il dentro dal fuori, creano un noi ed un loro e difendono: pretendono di difendere.
Il confine è tracciato come un taglio nel terreno per proprietarizzarlo espropriarlo al tutti, assegnarlo ad alcuni.
Le frontiere uniscono le parti fra loro. Non tagliano, piuttosto rubano spazio ai territori de-limitati, per riconsegnarle ad un Noi più ampio, miscelato, spontaneo, che appartiene al mondo e non ad una parte di esso.
In confini sono linee nette, limes per gli antichi romani, mentre le frontiere sono fasce – soglie, limen – che comprendono, tengono assieme.
La frontiera ingloba il confine annichilendolo con la forza del mondo della vita, quando questa è abitata:
la frontiera si abita, il confine si attraversa.
Chi abita al centro, dove si incrociano le linee che uniscono i margini, all’orizzonte vede un confine, un limite. Ma chi abita sulle soglie non vede il confine, lo calpesta avanti e indietro fino a cancellarlo.
Le parole stesse possono essere confini o frontiere, a seconda che le si intenda isole messe in linea per formare un certo arcipelago sintattico oppure tracce semantiche sovrapposte per generare un flusso unico ancorché fatto di mille nuance significative.
Anche la pelle è frontiera o confine, a seconda che ci si intenda un individuo totale o un condividuo aperto all’alterità.
Territori, comunità, gruppi, organizzazioni, corpi, pensieri, valori: ogni cosa può essere un confine oppure una frontiera.