(S)Oggetto

Una S separa l’osservatore dall’osservato.

Un tratto fonetico che cambia le regole del gioco, che alza la posta, genera la tensione entro la quale sentiamo scorrere le nostre ed altrui vite.

L’oggetto è innanzitutto ciò che si offre di per sé, che non si sottrae allo sguardo, alla “manipolazione”. L’oggetto si fa tridimensionale e si lascia capovolgere, esplorare. Resiste poco, se non per quel tanto che basta a rendere evidenti le proprie caratteristiche intrinseche: peso, colore, forma.

Ma oggetto è anche l’intangibile, il concetto, il valore, il logos. Eppure anche questa gamma di oggetti si lasciano manipolare. Perfino deturpare in qualche caso. Ma rispetto all’oggetto materiale, che si può rompere, quello immateriale piuttosto si duplica, moltiplica. Per cui ci possiamo facilmente trovare con concetti di Pace che tengono dentro di sé la non violenza una volta; la violenza a “fin di bene” un’altra; la guerra preventiva in altri ancora.

L’oggetto intangibile sfugge in questo modo al suo decadimento, clonandosi costantemente, e presentandosi in infinite variazioni.

Ma che cosa avviene se aggiungiamo la S all’oggetto?

Il soggetto, a meno di non renderlo, costringerlo, ad essere oggetto, rischio evidenziato da Sartre, non presenta le caratteristiche dette fin qui dell’oggetto: non si fa manipolare, capovolgere, esplorare. Resiste nel senso che esiste, pre-esiste per sé, e non di per sé. Un Sè che non è pienamente consapevole delle proprie estremità, pur incarnandole continuamente.

Il Soggetto non si offre, piuttosto si intenziona nell’offerta. Non puoi afferrarlo senza che esso afferri te, non puoi toccarlo senza esserne a tua volta toccato, sentito, amato, odiato.

Una S che S-travolge, S-convolge, S-confina, l’oggetto, sia verso l’infinito che verso l’infinitesimo; il soggetto è spazio aperto e punto.

Punto.

condividi "(S)Oggetto" su:

Lascia un commento

è online

Rizoma

n.5 - 17 febbraio 2025

la newsletter