Parabolé 13: Dolore

Il dolore è il segno tangibile dell’incontro con l’alterità.
Uno scontro che definisce il mio limite, almeno in quel momento, un oltre verso cui non posso andare:
un muro, un’idea, un concetto, una fatica, una malattia, una persona.
È sfregamento che fa sanguinare, che taglia, che mortifica.
Il dolore viene così a dirmi che quel superamento costa qualche cosa, che i miei passi si devono interrompere per un’attimo e devono contemplare quel limite, quella resistenza.
È la vita stessa che resiste, che mi sbatte contro, che traccia i miei limiti, i confini che devo rispettare. Un rispetto concettuale prima di tutto, un’atto di riverenza.
Solo poi potrò provare a spostare quel limite, compiere qualche altro passo. Non senza un’altra quota di dolore, che porterò sulla pelle sotto forma di graffio, e nell’anima nella forma del trauma. È cicatrice il superamento del confine, il segno che il dolore lascia quando sparisce. Un monito della vita che ricorda che non siamo nel mondo come dei, capaci di tutto e pienamente consapevoli, ma come demoni, capaci di desiderare quel tutto ma impossibilitati ad afferrarlo.

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n.5 - 17 febbraio 2025

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