Il colore della malinconia dicono sia il blu.
È un colore tenue, che non abita gli estremi.
Il cielo è blu come il mare, e per tutti e due sentiamo la profondità invaderci di stupore, confusione, incertezza anche.
Marco Aurelio ci dice che la malinconia accade quando l’anima si affatica prima che il corpo.
Ed in effetti lo si può anche sentire il corpo pulsare ancora, rendersi disponibile. Non come nella depressione in cui il corpo non è più ne oggetto ne soggetto; semplicemente non è.
La malinconia chiede uno stop, implica una fermata, una sospensione.
Il suo pavimento è l’irrequietezza umana. Il soffitto la domanda arcaica, quella senza risposta per definizione: perché?
Le sue pareti sono l’isolamento, l’intimità, la contemplazione, la meditazione.
L’oggetto della malinconia è sfumato, vaporoso, non si fa rac-cogliere.
È come un fumo che ti avvolge, come dei vetri resi opachi dalla pioggia battente.
Nella meditazione malinconica non sei mai solo, i convenuti sono da sempre i tuoi fantasmi, le tue incertezze e paure di vivere.
Di quando in quando pretendono di essere invitati ad entrare, sedersi al tavolo con te e…dialogare.
La malinconia è un dialogo. Il malinconico conversa con i suoi fantasmi, li contempla, non vi soccombe però. È una relazione attiva con la sofferenza che non la nega ingenuamente, ma nemmeno le concede un primato definitivo.
Tiene testa allo scivolamento depressivo (mancanza di speranza) proprio attraverso questo dialogo, questo riconoscimento.
A parte la nostalgia, piega malinconica che si volta indietro, retrospezione postuma che può spezzare il fiato della speranza, alla malinconia dobbiamo molto di quello che siamo.
Se ci fai caso è stata lì prima di tutte le tue decisioni più importanti, relazioni più profonde, perdite più dolorose. E sempre, infine, ti ha indicato quel cielo e quel mare che ti ostini ad interrogare angosciato, rispondendo:
“calmati, respira, è solo la vita quella che senti attraversarti il corpo come una scarica. Non c’è spiegazione definitiva, non ci sono ricette. Vedrai che andrà meglio. Ora metti quella canzone un’altra volta”.