Descartes: ben venuto in azienda!

Forse la metafisica a cui approda Descartes oggi ci pare superata.
Così come il “suo” dualismo della sostanza a cui sembriamo inchiodati da 360 anni, non ci sembra più una chiave di lettura attuale.

Ma il dubbio metodologico come strumento di indagine, quello risultata difficile da respingere. Senza insieme abbracciare un fideismo irrazionale che ci lascerebbe senza strumenti per discerne, scegliere responsabilmente.

Il dubbio metodologico non equivale però ad un criticismo aprioristico, che richiederebbe una competenza universale su ogni argomento, ed una onniscienza a dir poco divina.
E non è nemmeno un esercizio di cinismo di stile, che fa continue spallucce davanti ad ogni teoria, proposta concettuale, numero.

Il dubbio cartesiano ha come fondamento un quesito ben più pregnante, che è l’istanza sostanziale di tutta la filosofia, ben riassunta da Kant nelle sue tre domande sul senso della Vita: che cosa posso sapere? che cosa devo fare? Che cosa mi è lecito sperare?

Il dubbio non si atteggia ad oppositore della tesi.
Piuttosto la scorre, la decostruisce, ne cerca gli elementi ragionevolmente “affidabili”, per poi procedere nell’atto della scelta.
Questi elementi di affidabilità non equivalgono sempre al massimo grado di comprensione autonoma: spesso è affidabile ciò che una euristica autorevole, disciplinata e razionale, sostiene esserlo.
Ma la pratica del dubbio ottiene come risultato che la scelta divenga responsabile anche se non pienamente autosufficiente.

Così, anche nelle organizzazioni la pratica del dubbio non agisce come superstiziosa anteposizione al dato (per esempio).
Piuttosto si domanda: quali quesiti (bisogni) ne stanno a fondamento? Quale è stato il processo di raccolta e integrazione? Quale autorevolezza hanno i soggetti che me lo presentano?

Valga lo stesso ragionamento per i valori aziendali dichiarati, per la strategia, per la comunicazione/relazione con il cliente.

Descartes: ben venuto in azienda!

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