Saggi

L’idea di individuo come unità autonoma e autosufficiente ha radici profonde nella modernità occidentale. Sin dall’Illuminismo si è consolidato il concetto di un soggetto razionale, capace di governare la propria vita secondo criteri di autonomia e libertà, e questa concezione ha permeato il pensiero filosofico, scientifico e sociale, modellando l’identità personale e collettiva per secoli. Tuttavia, oggi questa visione appare sempre più inadeguata a spiegare la complessità dell’essere umano, soprattutto alla luce delle recenti scoperte biologiche e delle trasformazioni sociali e tecnologiche che stanno ridefinendo il rapporto tra sé e collettività.

Questo saggi esplora la dimensione dell’individuo nel rapporto col sistema evidenziandone il paradosso di esserne parte ma anche limen, capace quindi di contemplarlo. Di conseguenza responsabile in termini di impatti e di “abitazione” complessiva.

Il concetto di inter-in-dipendenza porta alla dimensione che la cittadinanza di oggi dovrebbe incarnare per essere manifestazione di questo con-dividuo, sia fuori che dentro le organizzazioni.

Questo mini saggio esplorerà dunque la duplice natura dei valori: sono essi risorse comunitarie o potenziali limiti all’espressione dell’individuo? Attraverso prospettive filosofiche, psicologiche, antropologiche e sociologiche cercheremo di comprendere la natura dei valori e il ruolo che essi giocano nella definizione del tessuto sociale e nel nostro agire quotidiano.

La filosofia nasce subito grande, usava dire Emanuele Severino, e si fonda fin dai suoi primi passi sulla pratica del dubbio rispetto alle “certezze” che i sistemi di sapere precedenti – fondate sul mito – offrivano al mondo della vita umano.

D’altra parte, in cosa consiste il dubbio se non in una oscillazione continua fra: tensioni del pensiero interno colto dall’afflato della domanda; conversazioni con altri portatori di pensiero, precedenti o coevi, in una dialogia che quel pensiero lo “spezza” per arricchirlo continuamente; ed infine la materialità dell’esperienza umana che dai sensi val al pensiero per poi tornare al corpo producendo l’esser-ci della nostra singolarità nel mondo, in una parola: l’esperienza?

In questo saggio vengono prima riassunte le direttrici storico/filosofiche che definiscono la nozione di dubbio, e poi analizzata la prospettiva di questa “postura” quale possibile competenza organizzativa e manageriale.

Le coppie che qui analizzeremo sono in qualche modo figlie delle recenti trasformazioni che gravitano intorno al fenomeno dello smartworking, hybrid working, nato in contesto di sperimentazioni fin al 2020, poi accelerato dalla pandemia.

L’indagine è su degli elementi che, per quanto trattati sul piano teoretico, hanno natura fortemente antropologica, vissuta “carnalmente”, in quanto presenti all’umano nel suo dispiegarsi nel mondo: nel suo naturale esistere, anche nelle organizzazioni.

Le coppie che evocheremo riguardano in effetti l’esperienza che facciamo quando ci muoviamo nel mondo ibrido delle nuove (post?) organizzazioni che, pur avendo cominciato a sperimentarsi prima, sono esplose poi con la pandemia globale.

Sono le coppie di: spazio/tempo – Fisico (Reale)/Virtuale – Prossimo/Distante.

 

 

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n.5 - 17 febbraio 2025

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