Parabolé 11: Desiderio

“Mi domando, – disse, – se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua.”

ANTOINE DE SAINT-EXUPERY 

Il desiderio ha a che fare con le stelle.  In latino Sidera vuol dire stella.

Sidera erano delle selezionate legioni di militari romani che si appostavano fuori dalla città per la guardia notturna e dormivano all’aperto: sotto le stelle.

Il de latino poi trascina il termine nel suo opposto, sottraendolo. Così desidera definisce una mancanza: mancanza delle stelle. Qui inizia la storia del desiderio che sembra impossibile senza la mancanza.

Si desidera quello che non si ha mai appieno, che non si può consumare, digerire, sintetizzare.

L’oggetto del desiderio si fa prendere, qualche volta, ma mai possedere: pena la virata del desiderio altrove, dove potrà nuovamente cagionare quella mancanza che lo rende presente e assente nel medesimo tempo.

Come quando vorresti catturare l’acqua fresca e agitata di un ruscello.

Riempi le mani messe a coppa, ma quando le porti alla bocca si sono già svuotate. Il desiderio spinge all’azione non al risultato.

Il risultato del desiderio è l’azione stessa, la spinta vitale che ti fa muovere verso l’oggetto. Ma mai la presa, la conquista. Questa, al contrario, sarebbe la morte del desiderio non la sua vittoria.

–  Quindi è tutto qui? La frustrazione continua di non poter raggiungere un oggetto desiderato sarebbe la condizione della vita stessa, la forza motrice di un’universo nel quale niente va veramente mai al suo posto?

–  Già è questa la vita. Movimento senza destinazione, azione senza posa, creazione mai terminata

– Che pena, vero?

–  Già grande pena. Camminiamo nel mondo senza reale destinazione e attraversiamo tutto quello che il desiderio ha generato: teogonie, linguaggio, architetture suggestive, arte, musica, poesia, civiltà, amore, amicizia, valori, speranza. Una vera pena…

Un’amplesso con un’orgasmo che non arriva mai

Un’amplesso che non finisce mai

 

 

 

 

 

 

 


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n.1 - 7 giugno 2024

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