Darsi il Nome: dai titoli alle biografie

Nominare è la più antica delle pratiche umane.
Nel Genesi Dio chiede ad Adamo di dare un nome a tutte le cose del creato, decretando che il “[…] nome che egli avrebbe imposto ad ogni animale vivente quello fosse il suo nome.”
Certo molto dipende dal fatto che nessuna risposta sarebbe arrivata dall’albero, il criceto, la sabbia del mare.
Il nome, quindi, per poter dare corpo al segmento di vita a cui fa segno, non ha solo bisogno della lingua che lo enuncia, ma anche della risposta (o non risposta – che è una forma di risposta)dell’Altro.
Ma di più, un nome che non è rievocato ancora non esiste, non fa esistere (ex-sistere: stare fuori di sé).

Il bambino comincia a rispondere proprio perché l’Altro – genitore – lo convoca continuamente attraverso il suo nome. Un nome che non si è dato in autonomia, e che è già eredità, ma nel quale comincia ad identificarsi per esistere.
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Nelle organizzazioni non è sempre stato il nome proprio.
In origine era il corpo, macchina automa in mezzo ad altre macchine, che doveva rispondere alle sollecitazioni.
Poi vi fu il soggetto collettivo, operaio – imprenditore, che attribuiva un nome anonimo che però era anche un destino.
Infine, ma non è la fine, irrompe il nome come portatore di una storia oltre il lignaggio, le competenze, le attitudini. Non più, ora, la capacità che riduce il nome a questa, ma il nome che ospita il sapere fare ed essere, nel storia specifica.
Ora, forse, vediamo approssimarsi un nome che non è più marchio dell’individuo (che non può essere ulteriormente diviso), ma singolarità specifica che alimenta un singolare – la comunità – fatto di plurali.
La singolarità non è il dispositivo alla base dell’individuo, ma è quel processo attraverso cui l’Io si raccoglie, mettere un Limes concettuale intorno a tutta la pluralità di cui è esso stesso fondato.
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Darsi il Nome (ora professionalmente inteso) è quindi esercizio complesso perché:
– siamo noi stessi un’articolazione che non possiamo ridurre a pochi slogan, per quanto ben narrati. (dal brand alla Biografia)
– dobbiamo prendere atto che il nome presenta un fronte invalicabile a noi stessi – come un lato cieco a cui non accediamo – e che è contemplato lucidamente solo dall’Altro il quale, infine, ci conferisce parte di quell’esistenza che siamo (dal feedback alla biografia co-prodotta).

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