Parabolé 9: Apprendere

Termine con il quale indichiamo l’esercizio dell’imparare: aumentare conoscenza, esperienza, sapere.

Quest’ultimo, imparare, significa apparecchiare, acquistare, procacciarsiqualcosa. Azione caratterizzata dal movimento verso un oggetto che ci interessa, di cui vogliamo approvvigionarci.

Il sapere, in questi termini, è “sul mercato”, e disponibile per essere acquisito a fronte di un controvalore, che forse è lo sforzo, la dedizione, passione.

Apprendere invece descrive una dimensione più fenomenologica, esperienziale.

E’ l’atto dell’afferrare, impossessarsi di quell’oggetto (di sapere) verso cui pro-tendo ( Appigliarsi, anche).

Come una mano che si allunga verso un frutto che pende da un albero, da un cespuglio.

Non si negozia, non ci sono regole di mercato, non vi è dare e avere ma necessità, che ci spinge ad afferrare senza chiedere permesso o giustificazione.

Si impara per aumentarsi, svilupparsi, valorizzarsi. Si apprendere, si afferra, per non rovinare a terra, per non morire di fame, per non soccombere.

Tornando ad intrecciare i due significati, abbiamo due posture senza le quali forse non saremmo nemmeno degli esseri viventi:

apprendo quando mi “lascio” essere nel mondo, quando mi immergo in quello che c’è

imparo quando, una volta immerso, mi muovo dentro questo mare di opportunità esperienziali, quando mi dò, anche – forse – una direzione, un focus.

Il primo è un atto di consapevolezza, di accettazione, il secondo di presenza.

Potremmo dire che si apprende per il solo fatto di lasciare scorrere la vita attorno a noi, andandole semplicemente incontro, aderendo. La forma più primitiva di esperienza adattiva che prende avvio ancora prima della nostra nascita, del primo vagito.

Si impara quando si vuole,

si desidera,

si intenzionala vita,

le si dà un senso,

una direzione,

si esplorano percorsi possibili.

Apprendo ad esistere, Imparo per Vivere

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n.1 - 7 giugno 2024

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