Parabolé 8: Taglio

L’atto del tagliare è davvero funziona primitiva.

Le parole tagliano per esempio.

Il linguaggio deve essere nato proprio con l’intento, la necessità, di tagliare – separare, isolare – un oggetto dal tutto.

Nel dire sasso, diciamo insieme ed indirettamente tutto ciò che sasso non è. Lo tagliamo via dal telo dell’insieme, e gli diamo un’esistenza a sé.

C’è quindi un taglio che separa, divide, stacca il pezzo dal resto, il suo originante.

Quel pezzo ora è nel mondo, non più sostanziale al tutto, alla sua matrice, ma nemmeno totalmente emancipato (consustanziale).

Ne resta legato.

Il neonato è un taglio,

ora al mondo,

gettato nella vita come soggetto a sé, eppure mai del tutto affrancato,

sempre mancante in definitiva.

Ma c’è anche un taglio che non affonda. Che incide una superficie, apre un tessuto, squarcia una tela.

Un taglio che ferisce.

Questo taglio – faglia – è una porta che fa entrare ed uscire. Diventa una soglia varcabile, attraversabile.

Ne esce aria, sangue, parole.

La bocca è un taglio di superficie.

Emette – accoglie. Aria, saliva, pelle.

Inghiotte, vomita, sputa (sentenze).

Così, di taglio in taglio di superficie, la pelle – il corpo – prende la forma che la vita le dà, ri-tagliandoa sua volta quell’esistenza dal tutto.

Un tutto di cui avrà nostalgia per sempre.

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