Parabolé 5: Talento

Così, per cominciare subito forte, una definizione (la mia definizione):

talento è un’energia interiore, un fuoco divampante, un getto d’acqua imponente, che trova il proprio incanalamento in una pratica, una professione, un’attività.

Definizione che tiene insieme un certo innatismo, ma universale (tutti abbiamo quel fuoco e quell’acqua primordiale dentro), con la dimensione dell’apprendimento, declinato nella frase provocatoria: fanne (fattene) qualcosa di quell’energia.

Farne cosa?

Utilizzarlo per valorizzarsi?

Come leva per emergere, primeggiare?

Per eccellere?

Talento trae origine dal termine τάλαντον, talanton, bilancia. Prese presto la declinazione di unità di misura, di moneta.

Era il controvalore di peso in argento: un valore che presuppone uno scambio, una messa in circolo, una perdita per poter crescere esso stesso.

Nel vangelo di Matteo i talenti vengono affidati dal padrone ai servi che ne fanno cose diverse ognuno per la propria volontà (etica forse dovremmo dire): chi li mette in circolo e li fa raddoppiare e chi li sotterra per “proteggerli”.

Anche il filosofo, lo Stagirita, invita ognuno a “fare quello che è giusto per sé” nella polis, da intendersi come: fare, offrire, il meglio che si è e che si sa fare, per la comunità.

Insomma in un caso come nell’altro non c’è possibilità che un talento si possa definire tale se non nella sua dispersione continua, nella sua offerta al mondo, dove germoglia, cresce esponenzialmente nell’intrecciarsi con le altre forme di saper fare e saper essere.

Inoltre un talento che non è visto, contemplato, chiamato per nome dall’Altro, è solo una abilità. Nient’altro che un potenziale sprecato, un’occasione mancata.

Il talento prende valore solo nella restituzione e non nella capitalizzazione, men che meno nella difesa, occultamento, riservatezza.

Il talento, infine, è Ta-lento, perché serve tempo, un suo tempo: per scoprirlo, nutrirlo, offrirlo.

Non si spinge ne si tira, perché emerge.

Si coltiva però, si contempla, si cresce come un bambino che poi si saluta perché possa andare per il mondo.

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n.1 - 7 giugno 2024

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