Parabolé 2: Equilibrio

“Stato fisico di un corpo o di un sistema, per cui la risultante delle somme vettoriali delle forze che vi agiscono è nulla”

Lo stato di equilibrio sarebbe uno zero, un nulla, la misura di una assenza.

Ma è nulla l’esperienza di equilibrio?

Se l’equilibrio è un punto – un fulcro – su cui convergono opposte tensioni, non è questi, al contrario, la sintesi infinita di tutti i movimenti, le forze, le oscillazioni possibili? Non li contiene tutti come un essere singolare plurale ?

Come in una fotografia il movimento è catturato nella sua dimensione di attimo contratto, assottigliato, eppure non annichilisce il movimento, lo spostamento, la vita che contiene.

L’equilibrio è un movimento così denso da sembrare fermo. Sarà questo ad aver confuso Parmenide ma non l’oscuro Eraclito?

Dell’equilibrio odiamo la presunta staticità, nemica del movimento compulsivo odierno ritenuto prova fattiva di esistenza.

Ma la stabilità ha come prezzo, mezzo, il continuo movimento. L’oscillazione primitiva fra opposti che non si ferma mai.

Non sostiamo forse mai nel punto preciso di equilibrio, piuttosto lo attraversiamo continuamente, ne copriamo il raggio in un andirivieni senza sosta.

D’altro canto, l’equilibrio non garantisce pienezza quando sottrae l’esperienza del limite superato, del movimento pericoloso ma generativo verso il confine. Dove la vista verso dell’estremo riempie di gioia, paura, sapere, mistero.

E ci invita al ritorno verso il centro, casa in cui riposare.

L’equilibrio non è mai univoco, universale. Piuttosto è un’interpretazione, un postulato anche, che si genera dalla moltitudine di combinazioni fra positivo e negativo che possiamo posizionare sulla bilancia del nostro esistere.

Ogni equilibrio è una invenzione, quindi, geometria variabile, forma fluida che si incontra con gli altri punti, gli altri equilibri.

Ne deriva un sistema puntiforme, sformato per necessità, che in qualche modo – mistero insolubile – trova il suo equilibrio.


Sostare in equilibrio,

la migliore delle capacità umane.

Nella Vita, come un giocoliere su una corda tesa nel vuoto.

Bene – Male,

Giusto – Sbagliato,

Vero – Falso,

Amore – Odio,

Gioia – Tristezza,

Voglia di Vivere – di Morire.

Serve trovare un equilibrio, un punto di incontro su cui sostare al sicuro.

Ma devi muoverti, e quando lo fai perdi l’equilibrio.

Per un attimo puoi cadere. Ma è più forte di te, non puoi stare, devi andare.

Corri il rischio,

ondeggi,

allunghi il piede,

perdi il senso.

Ma poi ritrovi l’equilibrio, di nuovo.

Prima di riperderlo ancora.

Sostare in equilibrio.

So stare in equilibrio…a volte.

So stare fermo, immobile per non essere visto.

So evitare di Vivere…a volte.

So evitare emozioni,

sensazioni,

come coltelli lanciati nella mia direzione.

Con piccoli movimenti per schivarli, ma senza perdere l’equilibrio.

So stare in equilibrio…a volte.

Altre volte cado, voglio cadere.

Certe volte sembra che l’equilibrio sia proprio nell’atto di cadere,

lasciarsi andare. Sembra…

Sostare in equilibrio, la migliore delle capacità umane.

Ma io non so stare in equilibrio.

So perderlo intensamente,

senza biasimo,

per volerlo perdere.

E poi pian piano ritornare li, su quella corda.

In attesa del prossimo salto.

Perdere l’equilibrio,

la migliore delle capacità umane.

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