Siamo tutti figli di una gaussiana

Siamo tutti figli di una gaussiana:
di genere,
età,
preferenze sessuali,
cicli lavorativi,
profili di rischio,
malattie,
preferenze d’acquisto,

Non dico che sia di per sé una male, in fondo la sinuosa e dolce curva di Gauss rimanda una serenità di fondo importante: “ho almeno una possibilità di essere “normale”.

Normale,
nella norma,
ricorrente,
per cui “giusto”,
in un mondo in cui il paradigma induttivista definisce i tratti del reale (in fondo il tacchino di Russell ha vissuto bene per molti giorni prima di vedersi tirato il collo ed offrire suo contributo alla vita…nostra).

Quindi il punto non è propriamente legato alla funzione algebrica della norma, ma alla sua declinazione nel mondo della Vita.
Sì perché la curva, se è vera (e sarebbe da dimostrarlo in senso filosofico), è vera tutta.
La pancia centrale non esisterebbe senza le due solide basi di appoggio laterali.
E ancora, fuori dalla metafora geometrica, nelle due ali ci sono vite legittimate a stare al mondo nel loro specifico e articolato modo di starci.

E infine: la curva stessa, a prescindere dalla forma, è un’insieme infinita di punti (persone) ed ognuno ha la propria curva esistenziale.
Nel senso che nessuno è totalmente quella che la curva sta “fotografando” in quel momento, e comunque non lo è in modo monolitico per l’intera vita.

Quindi? Come se ne esce?
Intanto riconoscendo che non serve “uscire da qualcosa in cui di per sé dentro non si è”.
Non siamo nelle curve e le curve non sono (in) noi. Anche se quelle idealizzazioni ci spingono a crederlo, tranquillizzandoci.

Poi, individualmente, si potrebbe provare ad afferrare quella curva per piegarla, sformarla, riformarla al fine di riscoprirci, di trovarci per come siamo nel mondo reale.

[Non è scientifico? Davvero la vita vissuta non è scientifica perché non si riduce al dato statistico? Davvero si può espungere l’esperienza dalla ricerca e poi sostenere che è vera la curva che stai disegnando attorno?]

Allora magari non scappiamo come il cappellaio matto consiglia ad Alice, ma stiamo nel mondo reale dove

il normale esiste come proiezione di corto raggio, come linea tratteggiata che si può cancellare e ridisegnare, come contingenza identitaria ma mai come destino.

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Flusso di coscienza più che un post, ma solo per rappresentare alcune delle dimensioni su cui sto lavorando.
Con Marica Martini usciremo presto con un articolo che ridefinisce la questione generazionale con le nuance sopra accennate.
Vedremo che dibattito riusciremo a sollecitare

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n.5 - 17 febbraio 2025

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