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Ecco cosa credo debba e possa fare un leader, come Aristotele stesso faceva: guidare le persone nell’equilibrare passioni generative, come il senso del lavoro che fanno, ed il ragionamento razionale, che produce “dominio” delle azioni e dei risultati possibili.
Il tutto al fine di creare un mondo (organizzazione) migliore per i suoi abitanti (collaboratori, clienti, cittadini, ambiente).

Le teorie dell’organizzazione che si sono avvicendate hanno da sempre avuto come paradigma di base l’idea di strumento. Per quanto evoluto, il concetto che ha guidato l’interpretazione del fenomeno resta di di stampo finalistico/meccanicistico.

Ma se è così, la persona quale reale azione può muovere se anch’essa è parte di questo universo di regole a priori?

L’idea di organizzazione come Polis, consente di spostare il focus dal funzionamento alla essenza, al Telos.
La Polis greca nasce dentro un contesto in cui l’Uomo è ritenuto libero a priori. Si tratta di una libertà non egotica e assolutistica come quella che propugniamo oggi, ma piuttosto partecipante, tesa ad incidere sul reale per creare benessere per tutti.

Il ritiro forzoso nelle case, il lavoro diventato remoto e virtuale, le linee rosse che si sono concentrate, poi allargate e poi spostate come alghe su un lago.
Gli uffici non si sono più veramente riabitati appieno da allora. Insomma, ci vai, ma per poche ora la settimana, per necessità più di allineamento sociale non del tutto sopitosi.
L’accelerazione che quell’esperienza ha dato alla digitalizzazione e robotizzazione ha finito per rendere davvero poco utile andare a lavorare in qualche posto.