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Talento trae origine dal termine τάλαντον, talanton, bilancia. Prese presto la declinazione di unità di misura, di moneta. Era il controvalore di peso in argento: un valore che presuppone uno scambio, una messa in circolo, una perdita per poter crescere esso stesso.

Parabolé 4: trasgredire. Trasgredire è muovere, muoversi, oltrepassare, andare aldilà. Ma di cosa? Aldilà del quà, dove tutto si vede chiaramente, ogni cosa è sé stessa, separata dalle altre. Dove tutto è conosciuto e definito. Non si tratta quindi di andare contro, come in certe declinazioni il trans può essere inteso, ma piuttosto di andare altrove: è una scoperta.

«Non siamo più pienamente vivi, più completamente noi stessi, e più profondamente assorti in qualcosa, che quando giochiamo».

A sostenerlo è Charles E. Schaefer (2011), psicologo americano che ha studiato l’impatto del gioco nel processo evolutivo dei bambini (non solo lui a dire il vero). Il gioco, in questa prospettiva, è esercizio di vita, sperimentazione in vitro dell’esistenza, laboratorio dell’essere e del fare. Ma il bambino non lo sa e per lui gioco e vita, semplicemente, coincidono.

Inizio questa rubrica con una parola che per me rappresenta un tema viscerale, nella mia bi-dimensionalità lettore/autore: libro. Il libro è, ad una prima esperienza sensibile, un oggetto.

Ha una forma, un peso, una consistenza. Si appoggia, si sposta, si porge, passa di mano in mano, o resta fermo per anni in uno scaffale.

Per “via negativa” possiamo affermare che

non si può non apprendere?

Io penso di si, ed ho provato anche a spiegarlo in questa bella chiacchierata (e più densamente sul testo #Learning Organization) con gli amici di #PeopleRise. La rubrica #Let’speoplerise with ospita dalla sua fondazione, menti brillanti, divergenti, creative, per cui essere lì per me ha significato molto.